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Informazione

Sentenza della Corte di Cassazione, sezione Penale, la n° 54712 del 23 dicembre 2016, oggetto della sentenza è il delitto di truffa ai danni dello Stato (art. 640 n°2 del c.p.). L’imputata era una donna che godeva dei benefici assistenziali forniti dalla citata legge perché assistente la madre gravemente disabile. La condotta contestata era l’aver utilizzato i tre giorni di permesso retribuiti dall'Inps a scopo feriale, essendosi recata all'estero. Non può ritenersi illegittimo lo svolgimento di altre attività durante il suddetto arco temporale: sarebbe irragionevole, infatti, vincolare il momento dell’assistenza dovuta al parente disabile a una fascia oraria non necessariamente indicata per i casi di specie. Ciò soprattutto se si riflette sul fatto che, durante quelle ore, nel resto dei giorni il parente è sempre privo di assistenza. L’unico criterio con cui indirizzare i momenti dell’assistenza da fornire è l’effettivo giovamento alla persona affetta da disabilità. Il fine della norma è la migliore assistenza continua del disabile. La Cassazione ha espressamente escluso che sia possibile interpretare, alla luce della ratio legis dell’art.33 comma 3, nonché della L. 104/92 complessivamente intesa, i tre giorni mensili riconosciuti ai lavoratori che assistano parenti disabili gravi come occasione di ristoro psico-fisico che prescinda dal continuare a prestare assistenza a questi ultimi. Figuriamoci, poi, se il riposo preteso dal lavoratore sia trascorso addirittura all’estero. I lavoratori hanno a loro disposizione istituti ad hoc disciplinati dai contratti di lavoro (ferie, permessi, malattia). In conclusione, dunque, i permessi riconosciuti dai beneficiari della Legge 104/92 devono essere utilizzati per fornire al disabile grave una migliore assistenza in termini di continuità e presenza, nonché per garantire al dipendente un tempo sufficiente, nell'arco mensile, a curare la propria persona e a coltivare quel “minimo di vita sociale” fortemente limitato dal suo dedicare i restanti giorni del mese al parente assistito e al lavoro. Il comportamento del lavoratore che, in relazione al permesso ex art. 33 L. n. 104/1992, si avvalga, anche solo parzialmente, dello stesso non per l’assistenza, bensì per attendere ad altra attività, integra l’ipotesi dell’abuso di diritto, con potenziali gravi conseguenze sia sul fronte civile sia su quello penale. Più precisamente, il datore di lavoro può, anche servendosi di un’agenzia investigativa per accertare e contestare al lavoratore l’uso scorretto del permesso, procedere legittimamente al suo licenziamento per giusta causa. Inoltre, il lavoratore sarà per lo stesso fatto potenzialmente perseguibile per il reato di truffa ai danni dell’Inps.